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mercoledì 11 dicembre 2013

Kippis: Una Specia Evoluta


A cura di Matteo Bellotto

Il magma incandescente della nuova musica italiana, frastagliata come una costa, impervia come una vetta, delicata come un tramonto e forte come un pugno.

Sta a noi decidere, come al solito, come giudicare qualcosa che esca letteralmente dal mainstream, cercando non di entrarci ma piuttosto di costruire una propria identità. I Kippis, pezzo dopo pezzo, delineano, nel loro nucleo compatto, una volontà creativa pura, staccata dalle mode, piena di voglia di dire qualcosa, ma qualcosa di vero, profondo, stabile, che possa creare scompiglio o rilassare.

Del resto l'arte è un eccesso di contraddizioni, implacabili, pronte a sbattere la propria ragione in faccia di chi la ascolta o la fruisce. L'arte non è rispetto. L'arte è farsi rispettare e i Kippis trovano dentro ai loro pezzi, contorti e lineari, tutto il gusto e la profondità che manca al pop sapendosi comportare come “adulti”, mostrando quindi la maturità artistica necessaria a chiunque voglia essere vero.

La band al completo

Gli echi sono molti, dagli anni novanta per le sonorità, al cantautorato per la cura dei testi (finalmente, ne sentiamo il bisogno di questi tempi) ed il risultato è sorprendente per impatto, originalità e soprattutto trasporto, sapendo che ciò che si ascolta dalle fredde casse si può scaldare dal vivo.

I Kippis sono un gruppo che ti fa venire voglia di vedere se davvero quelle atmosfere ascoltate si possono rendere dal vivo, senza se e senza ma, con l'arroganza gentile di chi vuol dire qualcosa. Una piacevole sorpresa ed una rilassante scoperta in un mondo perduto fatto di talenti che ci sforziamo di chiamare underground solo perché sappiamo che scoprendolo non potremmo mai apprezzarlo per intero.




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