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martedì 30 aprile 2013

F.O.O.S - "Showcase"


A cura di Marianna Alvarenz

Il loro video su Youtube ha già superato le 800 visualizzazioni in meno di dieci giorni, più di 1300 Mi Piace sulla pagina Facebook in altrettanto poco tempo. Performance da number one per il duo torinese formato da Simone Seminatore (voce/chitarra/synth) e Fabrizio Moschetto (batteria e launch/pad), i cui live riempiono locali come formicai. L’idea alla base del progetto è mescolare l’elettronica più moderna al rock, e dar vita ad un electrock. Come propri ispiratori citano Nine Inch Nails e Radiohead.

Simone e Fabrizio, tornati gloriosi da un tour di cinque date in Inghilterra (Londra e Manchester) e un’esperienza di contest in territorio nazionale, si ritirano, nel settembre del 2011 nel proprio studio per dedicarsi a "Showcase", EP uscito poi nell’aprile 2012. Il gioiellino del duetto tutto italiano, è un capolavoro: strutture ritmico-melodiche potenti e ardite: Simone imbastisce performance canore sognatrici. “Showcase”, che apre l’ EP, è un’elettronica da paura: synth e cori che sprigionano un suono astratto, pittorico e mentale; suono che si scompone e si distorce con ricomposizioni distorte della voce in “Modernmorphosys", nonostante l’intro delicata. “The Monster” è più aggressiva e ricorda un po’ il genere Invaders Must Die dei Prodigy, che si infetta di beat, consacrando cosi la loro parte rock, con notevole impatto, e che continua in maniera veloce e ossessiva in Hot Coals, che sembra far escursione nei territori dei rave più estremisti. Distaccata dalle altre è G.O.L, che parte con un seriale di note a propulsione e sconfina in un riff di chitarra più che geniale che rasenta la schizofrenia, come in “Riot", (Start a riot!/Time has come”). "Mirror Labirinth” scarabocchiata da riff di chitarra vertiginosi ricorda la matrice rock da cui sono partiti, mescolandola all’elettronica più nervosa.

Per chiudere l’album, la scelta è ricaduta suThe World we could have builtche, come una diapositiva in dissolvenza, chiude il lavoro, abbandonando l’aggressività che ha capeggiato tutto l’album. Forse tra gli ultimi album ascoltati, nel panorama elettronico, questo si distingue per la bravura e la determinazione con cui il duo ha sfornato un capolavoro di tal portata; o probabilmente le giuste influenze degli ambienti inglesi, dove le percussioni in two-steps portate a velocità molto alte ben si respirano in tutto l’album. Se potete, non perdetevi i loro live! 









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