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lunedì 11 marzo 2013

Blurelè - "La Rivoluzione Dentro Di Me"


A cura di Bluffy
Creare e portare avanti un progetto musicale con tre componenti non è un’impresa semplice; in Italia poi i gruppi che possono vantare un certo successo in quanto “power trio” si contano sulle dita di una mano, essendo la formazione a tre molto più presente nella tradizione inglese o americana (Cream, Primus, Nirvana) e molto difficile da “gestire”. Molte band infatti partono come trio ma si trovano poi a dover far comparire alle loro spalle i cosiddetti “membri fantasma” i quali hanno il compito di riempire gli spazi che normalmente non possono essere coperti dalla semplice formazione: chitarra/voce, basso e batteria. Detto questo io amo i “power trio”! Quindi, mentre guardo le montagne innevate che fanno da panorama alla mia piccola vacanza di neve, mi accingo ad ascoltare i Blurelè.

Il titolo della demo è “La rivoluzione dentro di me” e, a posteriori, posso dire che queste 5 parole rispecchiano le 5 tracce che mi sono trovato ad ascoltare. Il suono, fuso in un misto di Alternative Rock, Pop e una componente di Grunge italiano, riesce ad essere deciso, irruento e in qualche modo “arrabbiato”. La parte compositiva non è eccellente ma è molto funzionale al suo scopo: accompagnare i testi, carichi di tanti concetti i quali però non riescono sempre ad essere trasmessi come dovrebbero. Sfortunatamente i brani si somigliano molto fra loro e spesso risultano leggermente “banali” e questo comporta una mancata espressione dell’intera band. Con questo non sto comunque sminuendo la loro musica, anzi molte cose mi hanno sicuramente lasciato una buona impressione. Quindi visto che siamo a dire i difetti è giusto anche riconoscere i pregi (altrimenti non scriverei recensioni!). I componenti di questa band lasciano intendere all’orecchio una buona intesa fra di loro, arricchendo le loro tracce con molte pause, cambi di melodia e stacchi musicali nei quali entrano e escono i tre strumenti, senza riscontrare difficoltà nel fatto di essere in una formazione ristretta, per quanto leggendo la loro biografia mi accorgo della presenza di un altro membro (seconda chitarra/controcori) subentrato comunque successivamente alle registrazioni. Questa band presenta inoltre una discreta originalità nelle linee vocale, molto pensate e ben costruite.
Ma arriviamo al dunque!

La prima traccia porta il nome “Blurelè”, un esplicito “tributo” alla band stessa. La composizione non è originalissima ma sembra raccontarci quello che è lo spirito di questi tre ragazzi. La canzone presenta stacchi musicali ben studiati, molto precisi e in sintonia.
Prima di continuare devo ammettere che, proprio in relazione di quanto ho detto prima, non ho troppo da soffermarmi sulle singole canzoni. Riprendendo il discorso, la seconda traccia della demo, chiamata “Amnesia”, punta i riflettori sulle basse frequenze di Giacomo Petrocchi impegnato con le sue 4 corde. La composizione del brano mi sorprende dopo 30 secondi quando i Blurelè mi presentano un interessante stacco musicale dove la chitarra tocca note quasi in dissonanza con il resto del sound. La terza traccia, chiamata “La camera dell’odio”, preannuncia con il titolo quelli che saranno i prossimi 4.49 minuti di musica. Il sound è ricco di distorte power chords, a partire dall’intro in muting. Nel complesso la canzone è carica, potremmo dire di “odio”, il suono forte e graffiante riempie gli spazi di questa canzone lasciando campo a 3.35 minuti ad un arpeggio di stacco che porta la firma di Dario Elmini, chitarrista e cantante della band.

Tienimi per mano” è forse la canzone più espressiva e significativa delle 5, cosa che non si può dire di “Vertigine”, che nel complesso riesce comunque ad essere una buona chiusura.
Mi sento strano non sono più io, ho una rivoluzione fuori e dentro di me“ sono le prime parole della quarta traccia, carica di rabbia e di significato. Emanuele Ferraris scandisce il tempo con la sua batteria in modo deciso mentre attorno il sound si fa sempre più arrabbiato. L’intero brano sembra racchiudere tutto lo spirito della band, ne sono rimasto positivamente colpito anche se ciò mi ha fatto apprezzare meno l’ultimo brano, un po’ più lento e quasi “misero” rispetto al precedente. Spengo la riproduzione. Mi sorprendo a fischiettare una traccia della demo mentre spengo il computer, tutto sommato i Blurelè hanno riempito piacevolmente il mio tempo.




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